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<title>Antiche ricette della tradizione puteolana</title>
<description>cultura e gastronomia dei Campi Flegrei</description>
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<title>la pasta ai carciofi di Antonella</title>
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<author>noreply@myblog.it (santapanza)</author>
<category>primi piatti della tradizione puteolana</category>
<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 19:12:46 +0200</pubDate>
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<title>Provolone del Monaco</title>
<link>http://antichericettedellatradizione.myblog.it/archive/2012/03/21/provolone-del-monaco.html</link>
<author>noreply@myblog.it (santapanza)</author>
<category>prodotti tipici campani</category>
<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 12:41:01 +0100</pubDate>
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&lt;h6 class=&quot;uiStreamMessage&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:1}&quot;&gt;&lt;span class=&quot;messageBody&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:3}&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;div id=&quot;id_4f69b7349159f2f36433596&quot; class=&quot;text_exposed_root&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;Provolone del Monaco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt; La tesi più accreditata sulle origini della denominazione “Provolone del monaco” si riferisce al fatto che i casari che sbarcavano all’alba nel porto di Napoli, con il loro carico di provoloni provenienti dalle varie località della penisola sorrentina, per proteggersi dal freddo e dall’umidità, erano soliti coprirsi con un mantello di tela di sacco, che era simile al saio indossato dai monaci. Una volta arrivati a Napoli, la gente che lavorava al mercato iniziò a chiamare questi contadini, monaci, e di conseguenza il formaggio che essi trasportavano, Provolone del Monaco.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt; Il “Provolone del Monaco DOP” è un formaggio semiduro a pasta filata, stagionato, prodotto nell’area della Penisola Sorrentina – Monti Lattari, esclusivamente con latte crudo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;text_exposed_hide&quot;&gt;...&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;text_exposed_hide&quot;&gt;&lt;span class=&quot;text_exposed_link&quot;&gt;&lt;a&gt;Visualizza altro&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;h6 class=&quot;uiStreamMessage&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:1}&quot;&gt;&lt;span class=&quot;messageBody&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:3}&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;p&gt;&lt;a class=&quot;uiPhotoThumb largePhoto&quot; title=&quot;Provolone del MonacoLa tesi più accreditata sulle origini della denominazione “Provolone del monaco” si riferisce al fatto che i casari che sbarcavano all’alba nel porto di Napoli, con il loro carico di provoloni provenienti dalle varie località della penisola sorrentina, per proteggersi dal freddo e dall’umidità, erano soliti coprirsi con un mantello di tela di sacco, che era simile al saio indossato dai monaci. Una volta arrivati a Napoli, la gente che lavorava al mercato iniziò a chiamare questi contadini, monaci, e di conseguenza il formaggio che essi trasportavano, Provolone del Monaco.Il “Provolone del Monaco DOP” è un formaggio semiduro a pasta filata, stagionato, prodotto nell’area della Penisola Sorrentina – Monti Lattari, esclusivamente con latte crudo.Le caratteristiche distintive del Provolone del Monaco DOP sono- una forma di melone leggermente allungato, con un peso minimo di 2,5 kg ed uno massimo di 8;- una crosta sottile di colore giallognolo, quasi liscia, con leggere insenature longitudinali in corrispondenza dei legacci di rafia usati per il sostegno a coppia che suddividono il Provolone in un minimo di 6 facce;- una stagionatura di almeno sei mesi, con una resa massima di 9 kg per ettolitro di latte trasformato;- una pasta di colore crema con toni giallognoli, elastica, compatta, uniforme e senza sfaldature, morbida e con tipiche occhiature (a «occhio di pernice»);- un contenuto in grasso sulla sostanza secca non inferiore al 40,5%;- un sapore dolce e butirroso ed un leggero e piacevole gusto piccante.&quot; href=&quot;https://www.facebook.com/photo.php?fbid=396432937034021&amp;amp;set=o.149753881781733&amp;amp;type=1&amp;amp;ref=nf&quot; rel=&quot;theater&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:41}&quot;&gt;&lt;img class=&quot;img&quot; src=&quot;https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s320x320/483607_396432937034021_1128525884_n.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;225&quot; height=&quot;181&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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<title>'e cozzc</title>
<link>http://antichericettedellatradizione.myblog.it/archive/2012/03/21/e-cozzc.html</link>
<author>noreply@myblog.it (santapanza)</author>
<category>cronache e curiosita' dei Campi Flegrei</category>
<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 12:39:22 +0100</pubDate>
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&lt;h6 class=&quot;uiStreamMessage&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:1}&quot;&gt;&lt;span class=&quot;messageBody&quot; style=&quot;font-size: medium;&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:3}&quot;&gt;un prodotto della ns area flegrea&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Cozza del Golfo di Napoli e del Litorale Flegreo&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; ona di produzione: l’area interessata e’ rappresentata da specchi d’acqua in concessione con allevamenti long-line presenti nella zona del golfo di Pozzuoli (Baia, Bacoli e Capo Miseno), golfo di Napoli (Nisida e Castello dell’Ovo) &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Si tratta di un mollusco con valve simmetriche di colore nero violaceo di forma ovale allungata. frutto ricco, di colore giallo intenso nella femmina, biancastro nel maschio, elevata salinità gusto dolce con retrogusto leggermente amaro.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; La raccolta del seme avviene sulle strutture degli impianti o su banchi naturali, il prodotto più volte è incalzato ed appeso tramite “reste” immerse e collegate al trave principale, detto anche “strallo”. tutte le operazioni vengono svolte manualmente. Il prodotto si ottiene durante il periodo primaverile ed estivo. Una volta raccolto, viene sgranato, pulito e trasportato ai CSM (centro spedizione molluschi) o CDM (centro depurazione molluschi), se necessario, dove viene depurato, oppure ai CSM dove viene confezionato etichettato e distribuito. I mitili depurati e conformi alla normativa vigente, per parametri fisici e microbiologici, vengono confezionati in apposite retine ed etichettate presso i centri di depurazione e/o spedizione. Il trasporto avviene tramite automezzi refrigerati mediante i quali i mitili vengono distribuiti presso i mercati di destinazione.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Per l’allevamento vengono utilizzate reti plastiche per il sostegno dei molluschi, attaccate a pali tipicamente in legno, le “reste” e gli “stralli”. L’allevamento avviene in acqua marina o salmastra, dove le condizioni di idoneità microbiologiche e chimico fisiche dell’acqua lo consentono. Per la raccolta ed il successivo trattamento vengono impiegati attrezzature materiali e locali dei centri di depurazione che ottemperano fedelmente a quanto previsto dalla normativa igienico-sanitaria.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Da sempre l’attività di mitilicoltura è stata una delle principali risorse economiche per i comuni costieri dell’area napoletana e vesuviana, per la loro tipicità nel gusto sono presenti nei mercati ittici regionali e richieste nei ristoranti; gli studiosi ipotizzano che le acque del lago Fusaro siano state utilizzate in epoca pre-greca dagli Oschi detti anche Opici, originari di questo territorio campano, per coltivare mitili a scopo alimentare già prima della fondazione di Cuma. In epoca più recente si hanno notizie di allevamenti di mitili all’epoca di Carlo d’Angiò mentre è certo che Ferdinando IV fece impiantare un allevamento di mitili ed ostriche nelle acque del Fusaro. la produzione e le metodiche di allevamento dopo l’avvento del colera nel 1973 sono rimaste invariate. L’evoluzione ha riguardato solo alcuni accorgimenti nei materiali impiegati.&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;&lt;a class=&quot;uiPhotoThumb largePhoto&quot; title=&quot;un prodotto della ns area flegreaCozza del Golfo di Napoli e del Litorale Flegreo ona di produzione: l’area interessata e’ rappresentata da specchi d’acqua in concessione con allevamenti long-line presenti nella zona del golfo di Pozzuoli (Baia, Bacoli e Capo Miseno), golfo di Napoli (Nisida e Castello dell’Ovo)  Si tratta di un mollusco con valve simmetriche di colore nero violaceo di forma ovale allungata. frutto ricco, di colore giallo intenso nella femmina, biancastro nel maschio, elevata salinità gusto dolce con retrogusto leggermente amaro.La raccolta del seme avviene sulle strutture degli impianti o su banchi naturali, il prodotto più volte è incalzato ed appeso tramite “reste” immerse e collegate al trave principale, detto anche “strallo”. tutte le operazioni vengono svolte manualmente. Il prodotto si ottiene durante il periodo primaverile ed estivo. Una volta raccolto, viene sgranato, pulito e trasportato ai CSM (centro spedizione molluschi) o CDM (centro depurazione molluschi), se necessario, dove viene depurato, oppure ai CSM dove viene confezionato etichettato e distribuito. I mitili depurati e conformi alla normativa vigente, per parametri fisici e microbiologici, vengono confezionati in apposite retine ed etichettate presso i centri di depurazione e/o spedizione. Il trasporto avviene tramite automezzi refrigerati mediante i quali i mitili vengono distribuiti presso i mercati di destinazione.Per l’allevamento vengono utilizzate reti plastiche per il sostegno dei molluschi, attaccate a pali tipicamente in legno, le “reste” e gli “stralli”. L’allevamento avviene in acqua marina o salmastra, dove le condizioni di idoneità microbiologiche e chimico fisiche dell’acqua lo consentono. Per la raccolta ed il successivo trattamento vengono impiegati attrezzature materiali e locali dei centri di depurazione che ottemperano fedelmente a quanto previsto dalla normativa igienico-sanitaria.Da sempre l’attività di mitilicoltura è stata una delle principali risorse economiche per i comuni costieri dell’area napoletana e vesuviana, per la loro tipicità nel gusto sono presenti nei mercati ittici regionali e richieste nei ristoranti; gli studiosi ipotizzano che le acque del lago Fusaro siano state utilizzate in epoca pre-greca dagli Oschi detti anche Opici, originari di questo territorio campano, per coltivare mitili a scopo alimentare già prima della fondazione di Cuma. In epoca più recente si hanno notizie di allevamenti di mitili all’epoca di Carlo d’Angiò mentre è certo che Ferdinando IV fece impiantare un allevamento di mitili ed ostriche nelle acque del Fusaro. la produzione e le metodiche di allevamento dopo l’avvento del colera nel 1973 sono rimaste invariate. L’evoluzione ha riguardato solo alcuni accorgimenti nei materiali impiegati.&quot; href=&quot;https://www.facebook.com/photo.php?fbid=396443157032999&amp;amp;set=o.149753881781733&amp;amp;type=1&amp;amp;ref=nf&quot; rel=&quot;theater&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:41}&quot;&gt;&lt;img class=&quot;img&quot; src=&quot;https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash3/s320x320/534050_396443157032999_100000019546187_1640839_1721262142_n.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;225&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>e nonna Assuntina insiste</title>
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<author>noreply@myblog.it (santapanza)</author>
<category>antiche dicerie</category>
<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 14:27:35 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;U&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;LCERA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;Prendere del latte e una patata. Bollire il latte con la patata grattugiata per 10 minuti. Bere l’intruglio tiepido&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;CONTRO LA PAURA (a trezz i vierm)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;Quando si prende un grandissimo spavento, procurarsi due spicchi di aglio, tre foglie di menta e un bicchiere d’acqua. Schiacciare l’aglio e lasciarlo insieme alla menta in un bicchiere sulla finestra per tutta la notte. Al mattino bere l’infuso e mangiare gli spicchi d’aglio.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;UNGHIA INCARNITA&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;Prendere dell’acqua e del sale. Fare un pediluvio ogni quindici minuti in acqua tiepida salata. Ripetere per sei giorni.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot;&gt;&lt;ins style=&quot;display: inline-table; visibility: visible;&quot;&gt; MORBILLO&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;color: #000000;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot;&gt;&lt;ins&gt;Procurarsi u&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot;&gt;&lt;ins&gt;na maglia di colore rosso. Tenere l’ammalato al caldo&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class=&quot;msoIns&quot;&gt;&lt;ins&gt;facendogli indossare una maglia di colore rosso per far avvicinare “al più presto” il morbillo.&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot;&gt;&lt;ins&gt;CONTRO LA CADUTA DEI CAPELLI&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;Procurarsi dell’ortica e dell’alcol puro. Macerare per una settimana le foglie d’ortica nell’alcol. Filtrare e fare impacchi sui capelli tre volte la settimana.&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot;&gt;&lt;ins&gt;TRACHEITE (u mal i gol)&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;Procurarsi una foglia di mentuccia, del rosmarino e dell’acqua. Bollire la foglia di mentuccia e rosmarno in mezzo litro d’acqua. Bere l’infuso con un cucchiaino di zucchero.&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot;&gt;&lt;ins&gt;CEFALEA (u mal e capa)&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;Procurarsi del caffè e del limone. Fare del caffè amaro e versare alcune gocce di limone.&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;oppure&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;Procurarsi un panno di lino e del limone. Stringere forte la fronte con un panno di lino in cui sono state disposte fette di limone.&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;oppure&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;Procurarsi delle patate e una benda di lino. Sbucciare alcune patate, affettarle e adagiarle sulla fronte stringendo con una benda di lino. Quando si sono intiepidite, voltarle.&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;oppure&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;Procurarsi delle foglie d’arancio, di limone e di mandarino. Bollire in acqua alcune foglie d’arancio, di limone e di mandarino. Utilizzare l’infuso per le inalazioni.&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;oppure&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;Procurarsi un panno di lino. Raffreddare il panno di lino sul pavimento e adagiarlo sulla testa.&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;oppure&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;Procurarsi una tazza ricolma d’acqua. Appoggiare sul capo una tazza piuttosto grande ricolma d’acqua e pronunciare queste &lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;parole magiche&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;: “mal di capo, mal di cao, il dlore mi è passato e se non mi passerà, sulla gente ricadrà”. Si getta fuori dalla finestra un piccola quantità di acqua e l’altra si versa in testa al primo che entra in casa&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot;&gt;&lt;ins&gt;SPASMO ADDOMINALE (u turcimient e panza)&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;Procurarsi delle foglie di menta, degli spicchi d’aglio e metà limone. Si porta del limone a casa dell’ammalato, si taglia a metà e si introducono dei pezzetti di aglio e menta. Dopo dodici ore, spremere il limone e fare bere il succo all’ammalato.&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;oppure&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;msoIns&quot; style=&quot;font-size: small; color: #000000;&quot;&gt;&lt;ins&gt;Tisana di alloro con del limone&lt;/ins&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>i rimedi di nonna Assuntina</title>
<link>http://antichericettedellatradizione.myblog.it/archive/2012/03/16/i-rimedi-di-nonna-assuntina.html</link>
<author>noreply@myblog.it (santapanza)</author>
<category>antiche dicerie</category>
<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 14:09:45 +0100</pubDate>
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&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;table cellspacing=&quot;0&quot; cellpadding=&quot;0&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style=&quot;padding: 0cm 7.05pt;&quot; align=&quot;left&quot; valign=&quot;top&quot;&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 18pt; line-height: 115%;&quot;&gt;L&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;A” MEDICINA” DI NONNA ASSUNTINA&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;h6&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;messagebody&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;Anticamente, ma anche fino a qualche decennio fa, la nonne e massaie puteolane utilizzavano rimedi medicamentosi per alcune patologie &quot;quotidiane&quot; Io ne ho raccolte alcune attraverso la testimonianza di nonna Assuntina, la quale,come diceva lei, era &quot;scurdarella&quot;, dimenticava le cose per cui le trascriveva su un quadernetto, che ho trovato in soffitta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class=&quot;textexposedshow&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt; Sono &quot;trattamenti fatti con piante, verdure, ortaggi che avevano un buon risultato.&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;Nei tempi passati i nostri antenati per prevenire le malattie o curarle, spesse volte ricorrevano all’uso di alcuni prodotti vegetali che la natura, con l’alternarsi delle stagioni, metteva continuamente a loro disposizione. Altre volte facevano uso di espedienti ed artifici, tramandati dai secoli passati, che spesso rasentavano la superstizione.&amp;nbsp; &lt;span class=&quot;commentbody&quot;&gt;Si&amp;nbsp; trattava, comunque, di medicine “povere” ma genuine, che i contadini preparavano e usavano sotto forma di tisane, decotti, infusi, ecc..&lt;/span&gt; &lt;span class=&quot;commentbody&quot;&gt;Erano proprio i contadini, infatti, che, vivendo continuamente a contatto con la natura, avevano modo di osservare il rapporto intercorrente tra piante ed animali.&lt;/span&gt; Non a caso, ad esempio, i gatti, quando hanno difficoltà digestive, ricorrono a delle erbe che provocano il vomito.&lt;br /&gt; Non ci si deve, quindi, stupire se la gente del luogo racconta di un pastore che un giorno vide una delle sue pecore, ferita ad una gamba, strofinare la piaga contro un cespuglio d'erba i ventu (parietaria). Insospettito del fatto, il pastore raccolse subito qualche rametto della piantina e, dopo averla pestata accuratamente con una pietra, la applicò, sotto forma d’impiastro, sulla ferita dell’animale che, in brevissimo tempo guarì. Ciò stava a significare che la comune erba selvatica poteva essere benissimo impiegata per curare le ferite infette. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;h6&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;Ecco alcuni rimedi&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;h6&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;ASCESSO DENTARIO&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;h6&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span class=&quot;textexposedshow&quot;&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;Lattuga cotta per mal di denti causato da ascessi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class=&quot;textexposedshow&quot;&gt;Per eliminare più velocemente il mal di denti causato da un ascesso dentale che ti fa soffrire e ti ha sfigurato momentaneamente il viso oltre agli antibiotici fai degli impacchi di lattuga cotta, funzionano!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;h6&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; line-height: 115%; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;VERRUCHE&lt;br /&gt; Un vero toccasana per debellare i fastidiosissimi &quot;porri&quot; che generalmente si formano sulla superficie cutanea del corpo, era quello di trattarli con la normalissima salamoia delle melanzane. Altro rimedio era quello di versare sui porri succo di carrube (sciuscelle) o l’acqua delle melanzane bollite.&lt;br /&gt; &amp;nbsp;&lt;br /&gt; DIFFICOLTA' RESPIRATORIE&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;h1&gt;&lt;span class=&quot;fn&quot; style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Fumenti di Eucalipto per il raffreddore&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;h1&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&amp;nbsp;i malanni di stagione, tosse, raffreddore, mal di gola, infiammazioni delle vie aeree superiori, e sinusiti, non danno tregua. Per periodi più o meno lunghi siamo costretti a sopportare sintomi fastidiosi, naso che cola, occhi che bruciano, difficoltà a deglutire e un senso di malessere diffuso e generale. Se non si vuole far ricorso ai comuni farmaci e nel contempo alleviare i sintomi da raffreddamento con risultati efficaci e sorprendenti ecco un’antica ricetta&amp;nbsp; che sfrutta le proprietà balsamiche e antisettiche dell’Eucaliptolo, un olio essenziale contenuto nelle foglie dell’Eucalipto, (Eucalyptus globulus), &amp;nbsp;una albero sempreverde originario dell’Australia diffuso anche da noi. Per preparare un benefico fumento contro il raffreddore, il catarro bronchiale, il mal di gola e alcuni tipi di tosse, occorrono le foglie adulte dell’Eucalipto che vengono solitamente raccolte nel periodo giugno- ottobre, periodo in cui le foglie sono ricche di oli aromatici. Le foglie si possono acquistare in erboristeria già essiccate oppure essiccarle in casa dopo la raccolta. L’essiccazione delle foglie è un procedimento molto semplice: si elimina il picciolo e poi si mettono ad essiccare all’aria in un luogo ombroso. Una volta essiccate vanno poi conservate in sacchetti di carta per alimenti riposti in un luogo buio e privo di umidità.&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;h1&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&amp;nbsp;Ingredienti:&lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;ul type=&quot;disc&quot;&gt;&lt;li class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;1 cucchiaio di foglie di Eucalipto&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small; font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;1 pentolino di acqua&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;Preparazione&lt;/span&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;Versate l’acqua in un pentolino e fatela bollire. Spegnete il fuoco e aggiungete all’acqua bollente le foglie sminuzzate di &lt;/span&gt;&lt;a title=&quot;Vino all’Eucalipto&quot; href=&quot;http://casa.atuttonet.it/benessere-e-salute/vino-alleucalipto.php&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif'; color: blue;&quot;&gt;Eucalipto&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;. Versate l’acqua in una bacinella, coprite il capo con un asciugamano, per evitare la dispersione degli oli benefici,&amp;nbsp;e aspirate i vapori facendo 1-2 pause. Potete praticare 2 -3 fumenti al giorno di cui uno la sera prima di andare a letto. Per risultati ancora più immediati potete preparare anche un ottimo &lt;/span&gt;&lt;a title=&quot;Infuso di Eucalipto&quot; href=&quot;http://casa.atuttonet.it/benessere-e-salute/infuso-di-eucalipto.php&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif'; color: blue;&quot;&gt;infuso di Eucalipto&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=&quot;font-family: 'Times New Roman','serif';&quot;&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;Un altro rimedio infallibile per la difficoltà di respirazione (dovuta a laringiti, bronchiti o fattori allergici) era quello di spremere mezzo limone in un pentolino con acqua e far bollire il tutto assieme a qualche fetta del frutto. Respirando i vapori che scaturivano dall'ebollizione e, a seconda della gravità del caso, dopo avere ingerito due-tre cucchiai del preparato, si otteneva un rapido senso di benessere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per il catarro bronchiale e infiammazione dei bronchi, invece, venivano usati i fiori delle violacee.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Si preparava uno sciroppo con 100 g di violette fresche, un litro d'acqua bollente, 1.500 g. di zucchero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Versate le violette nell'acqua bollente, dopo dieci-dodici ore il liquido veniva passato con un colino, spremuto&amp;nbsp; bene i fiori per poter trarre la maggiore quantità possibile di succo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Il liquido veniva lasciato nel recipiente per qualche giorno, agitandolo almeno tre volte al giorno per sciogliere lo zucchero. Poi veniva filtrato con l'apposita carta e conservato in bottiglia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Un cucchiaio ogni due ore, arrecava sollievo al sofferente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot; style=&quot;line-height: normal;&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;CALCOLI RENALI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Il decotto di gramigna, lasciato raffreddare all'aperto per tutta la notte e ingerito di buon mattino, oltre a lenire i dolori renali, era anche un ottimo espediente per facilitare l'espulsione dei calcoli. Per i disturbi renali si usava, invece, un infuso di fiori di fico d'India.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;DIABETE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; &amp;nbsp;Per curare il diabete, non conoscendo altro rimedio, soleva &amp;nbsp;sciogliere in bocca tre lupini secchi. Può sembrare strano, ma dicono che funziona.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; MAL DI TESTA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Rimedio efficace contro il mal di testa era quello di applicare sulla fronte un panno bagnato nell'aceto oppure una patata tagliata a fette e legata strettamente con un fazzoletto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; PARASSITOSI INTESTINALE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Avvolgendo la ruta ben tritata in un panno imbevuto d'acqua e strizzandola ripetutamente, si otteneva un amarissimo sciroppo, di sapore non molto piacevole, che aveva la grande capacità di curare la parassitosi intestinale (i vermi ) Altro rimedio era quello di usare la menta, l’aglio crudo e i lupini bolliti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; A piccole dosi stimola la secrezione gastrica, facilita la digestione, elimina la fermentazione. La nonna &amp;nbsp;&amp;nbsp;la usava pure &amp;nbsp;per facilitare la comparsa delle mestruazioni. A dosi elevate provoca, invece, contrazioni uterine e gravi problemi dell’apparato genito-urinario. Il decotto come parassiticida cutaneo contro la scabbia e i pidocchi. Per uso esterno, serviva a migliorare la vista e per combattere i reumatismi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; STOMACO E INTESTINO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; L'infiammazione dell'intestino e dello stomaco si curava con la gramigna e la fumaria, pianta annua, con fiori irregolari e frutto a forma di noce che secerne una sorta di lattice contenente l'acido fumarico, usato &amp;nbsp;&amp;nbsp;per le sue proprietà depurative.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; I crampi e i dolori allo stomaco e intestino venivano curati con i fiori di arancio essiccati e con la buccia del frutto. Si preparava un mistura con 30 g di scorza d'arancia essiccata (solo la parte gialla) e 100 g di alcool a 80 gradi. La buccia veniva tagliuzzata, essiccata e versata nell'alcool (contenuto in in barattolo, chiuso ermeticamente). Il tutto veniva lasciato in infusione per una quindicina di giorni. Al termine, il liquido veniva filtrato e racchiuso in una bottiglietta munita di tappo a contagocce.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per combattere i crampi e i dolori allo stomaco o dello intestino, si versavano 30 gocce in una tazzina d'acqua calda e leggermente addolcita con miele.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;PRESSIONE ALTA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Contro la pressione alta veniva preparato un infuso di 30 grammi d'aglio tritato in 100 grammi di alcool puro. La dose consisteva in trenta gocce la mattina, in mezzo bicchiere d'acqua. Altro rimedio era quello di prendere, mattina e sera, un infuso di foglie d'olivo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;URINA - INTOSSICAZIONE - FAR SUDARE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; La borragine,&amp;nbsp; pianta annua spontanea , ingerita sotto forma di decotto, facilitava l’andar d’urina e la sudorazione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; OPPURE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Preparare una mistura con le foglie dell'agave:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; - g 10 di foglie fresche e g 50 d'alcool da frutta a 60 gradi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Lasciare le foglie in infusione per qualche giorno nell'alcool da frutta. Filtrare e somministrare a cucchiaini in dosi che non devono superare mai i 15 grammi al giorno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;MAL DI PANCIA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per alleviare il mal di pancia, oltre alla camomilla, comunemente usata, si ricorreva alla corteccia di quercia bollita in acqua e aggiungendo, a piacere, limone o alloro. Altro espediente era quello di far ricorso ad un infuso ricavato dall'impiego dell’erba di muro (parietaria).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;COAGULARE IL SANGUE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per far coagulare il sangue di una ferita, si usavano quei dischetti bianchi, di sostanza cotonata e assorbente, comunemente detti stagnasangue, che si trovano all'interno delle canne in prossimità dei nodi. &amp;nbsp;I calzolai, invece, solevano mettere sulla ferita la polvere del cuoio che si otteneva quando questi veniva raschiato con un frammento di vetro, per levigarlo prima di passare la cera finale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;PUNTURE D'APE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per curare la puntura dell'ape, dopo aver premuto fortemente una moneta metallica sulla parte dolorante, veniva applicato uno spicchio d'aglio macinato.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; INFIAMMAZIONI CUTANEE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per curare le infiammazioni cutanee o dei muscoli si usava massaggiare la parte malata con una crema a base di albume d'uovo e olio d’oliva. I due ingredienti, dopo essere stati “sbattuti” per qualche minuto, assumevano la sembianza della moderna maionese.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; &amp;nbsp;L'acetosella ('a citusella) tritata, garantiva, invece, una rapida guarigione delle piaghe cutanee.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; FORUNCOLI DELLA PELLE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per guarire i foruncoli si usava un po' di pane bollito, o limone oppure foglie del sorbo (‘e sover)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Altro modo era quello di tagliare un pomodoro in due, cospargerlo di zucchero e applicarlo sulla parte malata. l fatto pare abbia origine dall’esperienza fatta da un contadino puteolano, assillato da un brutto foruncolo spuntatogli dietro la nuca, che, ingrossandosi, era diventato purulento, causandogli la febbre.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Aveva ormai perso le speranze di guarire, quando ricordò di aver visto un giorno curare la ferita di una scrofa, mediante un impacco di pomodori selvatici schiacciati. Vinto dalla disperazione, pensò di sperimentare la cosa sul proprio corpo. Applicò, quindi, sul foruncolo l'impiastro di pomodori selvatici e si salvò. &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; POLMONITE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per curare la polmonite si ricorreva ai cataplasmi della pianta del lino. I semi del lino venivano pestati con una pietra e l'impiastro ottenuto veniva applicato ben caldo sulle spalle.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;USTIONI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Le ustioni erano curate spalmando un po' d'olio d'oliva sulla parte bruciata e usando la polvere delle fave essiccate al sole o al forno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;DISTORSIONI&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Oltre a strofinare la parte dolorante con olio caldo, un rimedio efficace era quello di preparare un impacco con farina e bianco d'uovo. Molte volte si usavano anche gli impacchi di bianco d'uovo e stoppa (oppure farina), che si applicavano sulla parte interessata fasciandola ben bene.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; MAL D'ORECCHIE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per il mal d'orecchie bastava introdurre nel condotto uditivo, un piccolo batuffolo di cotone imbevuto d'aglio crudo e cipolla cotta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;PER I CAPELLI...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per debellare la fastidiosa forfora cutanea, gli antichi, dopo essersi lavati la testa col sapone che loro stessi facevano in casa, usavano frizionare il cuoio capelluto con abbondante succo di bergamotto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per rinforzare i capelli, invece, venivano fatte delle frizioni con un infuso di ortica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; LA DIGESTIONE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per favorire la digestione veniva preparato un infuso a base di semi di finocchio selvatico e foglie d'alloro. Volendo, si aggiungeva anche qualche goccia di limone.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; STITICHEZZA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; La stitichezza, una volta, veniva combattuta con la culupreja, pianta erbosa appartenente alla famiglia delle euforbiacee dalla peculiare azione purgativa.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Se la pianta veniva, infatti, raccolta praticando un taglio obliquo verso l’alto, essa procurava il vomito; se, invece, veniva raccolta per mezzo di un taglio obliquo verso il basso, provocava un’incontenibile diarrea. In tutti e due i casi, per fortuna, il malessere aveva breve durata e non c’era molto da preoccuparsi, salvo che… non si abbondasse nella dose.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; &amp;nbsp;EMORRAGIE INTERNE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Le emorragie interne venivano curate col fiore dell'ortica. Anche qui, avvolgendo, le cime tritate della pianta, in un panno imbevuto d'acqua, si strizzavano ripetutamente fino ad ottenere uno sciroppo piuttosto amaro. L'ingestione, a dosi, del preparato garantiva l'arresto dell'emorragia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; FUOCO DI S. ANTONIO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Oltre alla consueta cura a base di grasso di maiale non salato, il fuoco di S. Antonio veniva curato con patate bollite ben tritate, racchiuse in un panno e poggiate, ancora calde, sulla parte malata.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; ALLERGIE DELLA PELLE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Un bagno in acqua e&amp;nbsp; crusca, per nonna&amp;nbsp;&amp;nbsp; aveva il compito di curare, con successo, buona parte delle allergie della pelle.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;ASCESSO GLUTEO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Per curare l'ascesso gluteo &amp;nbsp;&amp;nbsp;si usava preparare un impasto ben lavorato di scaglie di sapone fatto in casa e zucchero. Dopo aver coperto la natica dolorante con un panno di lino, su di essa veniva applicato l'impasto e..., ripetendo l'operazione per due-tre volte al giorno, suppurazione e dolore avevano le ore contate.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; DISTRURBI DEL FEGATO E INTESTINO&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; I disturbi del fegato venivano curati semplicemente con infusi di cicoria oppure mediante un elisir tonico - a base di Aloe -, preparato come segue:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; - g 10 di foglie di Aloe&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; - g 10 di mirra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; - g 5 di zafferano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; - g 15 di rabarbaro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; - g 10 di acido cloridrico&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; - g 200 di vino dolce o sherry.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Tagliuzzate le foglie di Aloe e unitele alla Mirra, allo Zafferano, al Rabarbaro e all'acido cloridrico.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; Versate il miscuglio in una bottiglia. Aggiungete il vino dolce e agitate a lungo. Lasciatelo macerare per circa 10 giorni. Filtrare il liquido ottenuto e conservatelo in un'altra bottiglia. Bere 50 gocce prima dei pasti principali. Per disfunzioni intestinali, l'elisir va consumato nella dose di un cucchiaino, diluito in un bicchierino d'acqua zuccherata, la mattina a digiuno.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;CAPACITA' DELLE PIANTE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; QUERCIA: le foglie di quercia sono astringenti e si possono utilizzare per preparare un vino medicinale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; ORTICA: veniva usata come calmante, decongestionante, astringente e per l'emorroidi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; NOCE: i frutti e le foglie essiccate hanno straordinarie proprietà terapeutiche; infatti venivano usati contro l'itterizia e la digestione difficile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; MENTA: veniva usata quale tonico, calmante, digestivo e rinfrescante.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; EUCALIPTO: sotto forma di tinture ed elisir veniva curata l'asma, le affezioni bronchiali, difficoltà di digestione e la febbre persistente.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; CANNELLA: aggiunta a elisir, tinture e vini combatteva l'influenza, l'anemia, la debolezza, l'atonia gastrica e la cattiva digestione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; L'ORIGANO Un infuso di sommità fiorite essiccate (un cucchiaino in una tazza d’acqua bollente, filtrare dopo 10 minuti) è utile dopo pranzo per favorire la digestione, soprattutto per le persone che soffrono di dilatazione di stomaco, ma giova anche ai sofferenti di nefrite, agli ammalati di cistite, e nella fase acuta del raffreddore. Per uso esterno lo stesso infuso può essere usato come gargarismi contro il mal di gola e per bagni caldi che alleviano il dolore ai reni e al ventre, e favoriscono il sonno dei nervosi e dei sofferenti di emicranie e di crisi d’angoscia. Per calmare il mal di denti ottimi risultavano gli sciacqui con acqua di lattuga bollita e origano, che si poggiava per un po’ sulla parte dolorante.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; IL ROSMARINO&amp;nbsp; Le foglie essiccate e ridotte in polvere, offrono un rimedio consigliato ai sofferenti di fegato (un cucchiaio di polvere prima dei pasti, ingerito con un po’ di liquido). L’infuso (3 cime di rametti freschi, o un piccolo pugno di foglie secche in un litro di acqua bollente; attendere 20 minuti prima di filtrare) un buon calmante del sistema nervoso, concilia il sonno delle persone insonni per stanchezza, calma gli spasmi le palpitazioni, i crampi , la tosse, il vomito. Bevuto prima dei pasti stimola l’appetito. Anticamente le foglie del rosmarino venivano adoperate come ottimo diuretico, disinfettare le ferite, curare esaurimenti fisici, per l'idropsia e per le digestioni difficili.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;/p&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;span style=&quot;font-size: 11pt; line-height: 115%; font-family: 'Calibri','sans-serif';&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt;E... ANCORA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; GENGIVITE: veniva curata ricorrendo a sciacqui con un decotto di malva, oppuresciacqui con bicarbonato&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; GELONI: Per curare i geloni &amp;nbsp;&amp;nbsp;si ricorreva ad un pediluvio in una bacinella d'acqua, dentro la quale si fa-cevano bollire delle foglie di ortica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; MAL DI GOLA: per curare il mal di gola venivano fatti dei gargarismi con un infuso d'acqua, sale e limone oppure aceto e salvia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; CREMA DI BELLEZZA: sembrerà strano, ma la polpa del cetriolo, anticamente era usata dalla donne come crema di bellezza.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; PER FAR DORMIRE I BAMBINI: per far dormire i bambini si faceva loro succhiare ‘a bambulella, sorta di ciuccetto improvvisato con un lembo di tela di lino dentro cui venivano inseriti dei semi di papavero.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; FAR RITORNARE LA VOCE: secondo un'antica ricetta, &amp;nbsp;basterebbero tre pere bollite con l'aggiunta di 50 g. di miele.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; REUMATISMI: molto spesso si usava un impiastro di &amp;nbsp;ortica &amp;nbsp;bollita.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: small;&quot;&gt; &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
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<title>'e crocche'  'e Santa Lucia</title>
<link>http://antichericettedellatradizione.myblog.it/archive/2012/03/16/e-crocche-e-santa-lucia.html</link>
<author>noreply@myblog.it (santapanza)</author>
<category>sfizi e frizzi puteolani</category>
<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 11:33:45 +0100</pubDate>
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&lt;h6 class=&quot;uiStreamMessage&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:1}&quot;&gt;&lt;span class=&quot;messageBody&quot; style=&quot;font-size: medium;&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:3}&quot;&gt;Salve Cari Amici del Gruppo, spero che la vita vi vada bene, nonostante la crisi che attraversiamo…….ieri sera con alcuni amici sono stato a Santa Lucia…la serata era perfetta per una passeggiata al porto di Napoli,ma, come si sa, il camminare porta &lt;br /&gt; fame, allora nei paraggi c’è un ristorantino di vecchi amici, i quali, anche da asporto, fanno un’ottima frittura…..abbiamo preso i crocchè (buonissimi), una birretta con l’aria di mare è stata una serata….gustosissima. Il proprietario, che sa che mi diletto nella gastronomia, mi ha dettato questa ricetta, a detta di lui, antica e facende parte della tradizione, io subito ho trascritto e ora ve la propongo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Il termine, come tanti piatti della cucina napoletana dei “Monzù”, deriva dalla napoletanizzazione della parola francese “croquet”, ossia crocchetta. A Napoli la frittura di crocchè, arancini, verdure in pastella, oltre ad essere tradizionale cibo da strada venduto nelle numerose friggitorie sparse in città, è “nu spasso, nu ‘ntrattieni”, in molte famiglie si prepara il 31 dicembre, da mangiare a “primma famm” e ingannare l’attesa. Una squisitezza napoletana classica e tradizionale. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ingredienti &lt;br /&gt; ½ kg di patate gialle&lt;br /&gt; 200 gr. fiordilatte di Agerola&lt;br /&gt; Sale q.b.&lt;br /&gt; Pepe q.b.&lt;br /&gt; 2 tuorli d’uovo&lt;br /&gt; 100 gr. parmigiano grattugiato&lt;br /&gt; 50 gr. latte&lt;br /&gt; Pane grattugiato q.b.&lt;br /&gt; Olio per friggere q.b.&lt;br /&gt; Procedimento:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Lavate, lessate e private le patate della buccia quando sono ancora calde; schiacciatele con lo schiacciapatate, in una ciotola grande battete un tuorlo, unendo il parmigiano, il fiordilatte a striscioline, il latte, sale e pepe q.b. Impastate il tutto con le patate, aggiungendo, se necessario un filo d’olio all’impasto; formate i crocchè, battete l’altro tuorlo, passatevi i crocchè per poi ricoprirli di pane grattugiato. Friggete in pentola alta ad olio bollente. Servite molto caldi.&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;p&gt;&lt;a class=&quot;uiPhotoThumb largePhoto&quot; title=&quot;Salve Cari Amici del Gruppo, spero che la vita vi vada bene, nonostante la crisi che attraversiamo…….ieri sera con alcuni amici sono stato a Santa Lucia…la serata era perfetta per una passeggiata al porto di Napoli,ma, come si sa, il camminare porta fame, allora nei paraggi c’è un ristorantino di vecchi amici, i quali, anche da asporto, fanno un’ottima frittura…..abbiamo preso i crocchè (buonissimi), una birretta con l’aria di mare è stata una serata….gustosissima. Il proprietario, che sa che mi diletto nella gastronomia, mi ha dettato questa ricetta, a detta di lui, antica e facende parte della tradizione, io subito ho trascritto e ora ve la propongo.Il termine, come tanti piatti della cucina napoletana dei “Monzù”, deriva dalla napoletanizzazione della parola francese “croquet”, ossia crocchetta.  A Napoli la frittura di crocchè, arancini, verdure in pastella, oltre ad essere tradizionale cibo da strada venduto nelle numerose friggitorie sparse in città,  è “nu spasso, nu ‘ntrattieni”, in molte famiglie si prepara il 31 dicembre, da mangiare a “primma famm” e ingannare l’attesa. Una squisitezza napoletana classica e tradizionale.  Ingredienti  ½ kg di patate gialle200 gr. fiordilatte di AgerolaSale q.b.Pepe q.b.2 tuorli d’uovo100 gr. parmigiano grattugiato50 gr. lattePane grattugiato q.b.Olio per friggere q.b.Procedimento:Lavate, lessate e private le patate della buccia quando sono ancora calde; schiacciatele con lo schiacciapatate, in una ciotola grande battete  un tuorlo, unendo il parmigiano, il fiordilatte a striscioline, il latte, sale e pepe q.b. Impastate il tutto con le patate, aggiungendo, se necessario un filo d’olio all’impasto; formate i crocchè, battete l’altro tuorlo, passatevi i crocchè  per poi ricoprirli di pane grattugiato. Friggete in pentola alta ad olio bollente. Servite molto caldi.&quot; href=&quot;https://www.facebook.com/photo.php?fbid=393177394026242&amp;amp;set=o.149753881781733&amp;amp;type=1&amp;amp;ref=nf&quot; rel=&quot;theater&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:41}&quot;&gt;&lt;img class=&quot;img&quot; src=&quot;https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s320x320/421677_393177394026242_100000019546187_1629876_2064218020_n.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;225&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
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<title>Panecuotto cu ‘e fasule</title>
<link>http://antichericettedellatradizione.myblog.it/archive/2012/03/14/panecuotto-cu-e-fasule.html</link>
<author>noreply@myblog.it (santapanza)</author>
<category>zuppe e minestre della tradizione puteolana</category>
<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 12:38:36 +0100</pubDate>
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&lt;h6 class=&quot;uiStreamMessage&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:1}&quot;&gt;&lt;span class=&quot;messageBody&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:3}&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;div id=&quot;id_4f6082e8691ef9d58778690&quot; class=&quot;text_exposed_root text_exposed&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt;.....Non dimentichiamo che siamo in periodo di quaresima (per chi è credente e per chi vuole fare la dieta per prepararsi all’estate), per tale motivo Vi voglio proporre una ricetta povera, ma nutriente…..veniva fatta dalle massaie puteolane quando ‘o fucular er ‘o scur: Un piatto tradizionale che veniva dalla cucina contadina dell’entroterra flegreo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt; Panecuotto cu ‘e fasule&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt; Ingredienti &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class=&quot;text_exposed_show&quot; style=&quot;font-size: medium;&quot;&gt; Faglioli Cannellini lessati gr 300&lt;br /&gt; Pane raffermo mollica gr 400&lt;br /&gt; Cipolla ramata 1 media&lt;br /&gt; Olio extra vergine di oliva gr 60&lt;br /&gt; Sale, peperoncino q.b.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Procedimento&lt;br /&gt; Lasciare andare la cipolla nell’olio fino a che imbiondisca. Aggiungere i fagioli e il peperoncino quanto piace. Allungare con uno due mestoli di acqua di cottura dei legumi o di acqua fresca se si usano i fagioli già cotti. Lasciare sobollire e insaporire una decina di minuti. Aggiungere il pane a pezzetti e far cuocere una decina di minuti ancora allungando un po’ d’acqua. Aggiustare di sale. Servire caldo con un filo d’olio ancora.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;h6 class=&quot;uiStreamMessage&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:1}&quot;&gt;&lt;span class=&quot;messageBody&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:3}&quot;&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h6&gt;&lt;div class=&quot;mvm uiStreamAttachments clearfix fbMainStreamAttachment&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:10}&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;a class=&quot;uiPhotoThumb largePhoto&quot; title=&quot;.....Non dimentichiamo che siamo in periodo di quaresima (per chi è credente e per chi vuole fare la dieta per prepararsi all’estate), per tale motivo Vi voglio proporre una ricetta povera, ma nutriente…..veniva fatta dalle massaie puteolane quando ‘o fucular er ‘o scur: Un piatto tradizionale che veniva dalla cucina contadina dell’entroterra flegreoPanecuotto cu ‘e fasule Ingredienti  Faglioli Cannellini lessati gr 300Pane raffermo mollica gr 400Cipolla ramata 1 mediaOlio extra vergine di oliva gr 60Sale, peperoncino q.b.Procedimento Lasciare andare la cipolla nell’olio fino a che imbiondisca. Aggiungere i fagioli e il peperoncino quanto piace. Allungare con uno due mestoli di acqua di cottura dei legumi o di acqua fresca se si usano i fagioli già cotti. Lasciare sobollire e insaporire una decina di minuti. Aggiungere il pane a pezzetti e far cuocere una decina di minuti ancora allungando un po’ d’acqua. Aggiustare di sale. Servire caldo con un filo d’olio ancora.&quot; href=&quot;https://www.facebook.com/photo.php?fbid=391985437478771&amp;amp;set=o.149753881781733&amp;amp;type=1&amp;amp;ref=nf&quot; rel=&quot;theater&quot; data-ft=&quot;{&amp;quot;type&amp;quot;:41}&quot;&gt;&lt;img class=&quot;img&quot; src=&quot;https://fbcdn-sphotos-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/s320x320/429510_391985437478771_100000019546187_1626951_1507862203_n.jpg&quot; alt=&quot;&quot; width=&quot;300&quot; height=&quot;200&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;
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