domenica, 12 febbraio 2012

Frjarielli

Frjarielli
Il frjariello ha origini umili, nei tempi di povertà, al tempo della cucina dei cuochi francesi, “ I Monzù”, le donne oltre che guardare in alto verso le finestre dei palazzi reali e nobiliari da dove sarebbero cadute “les antrailles”, gli scarti (da qui l’appellativo delle popolane di “zendraglie”), cominciarono a guardare anche per terra, dove crescevano appunto le cime di rapa, di per sé insignificanti e poco nutrienti, ma, ecco sopraggiungere l’ingegno napoletano… lo strutto, il lardo ( oggi abolito per la salute alimentare (sigh!) e sostituito dal nobile olio extravergine di oliva). Si lasciava sciogliere ‘a ‘nzogna ( la sugna) e una volta bollente vi si gettavano le cime di rapa, precedentemente pulite e lavate, ancora grondanti d’acqua. Ecco il miracolo compiersi: “i frjarielli”! Mai lessarli prima, in pentola insieme all’olio ci sarà lo spicchio d’aglio intero, ed infine si regola di sale e peperoncino; fondamentale l’importanza di quest’ultimo perché i frjarielli devono essere “arraggiati”(arrabbiati). Sono buonissimi mangiati anche da soli con l’accompagnamento di buon pane napoletano cafone e vino naturalmente rosso, ma il frjariello senza la salsiccia, ovviamente di maiale, si sente solo ed ecco il piatto: “sasicce e frjarielli”. Un must della cultura del sud è “a Marenna”, la colazione: il pane cafone farcito con cibi cotti: ‘a marenna sasiccia e friarjelli non ha rivali. Non è facile preparare un buon piatto di frjarielli. Si comincia dall’acquisto, o per i pochi fortunati, dall’orto: devono essere non troppo fioriti, foglie tenere e di media grandezza;, si eliminano quindi i gambi non commestibili, si lavano in abbondante acqua , si sgocciolano e “frrrrrr” direttamente nell’olio bollente con l’aglio già biondo e il peperoncino un po’ scuro. Si coprono e si fanno andare a fiamma media per evitare di bruciacchiarli e renderli troppo amari al gusto. L’amarognolo comunque, è sapore caratteristico del frjariello, come la sua consistenza pronta, quasi croccante, no alle papocchie molli. Si potrebbe pensare che la ns terra sia sempre stata un città di mare, eh no…ai tempi degli e anche in precedenza, la città era tutta un orto Infatti, prima di esser chiamati mangia maccheroni, i napoletani venivano descritti come “magna foglie” per il loro amore smisurato verso le verdure crude e cotte da preparare in ogni modo. Insomma, l’avrete capito, il Re dell’inverno è lui: Sua Maestà “‘O Frjariell”

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