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LA” MEDICINA” DI NONNA ASSUNTINA
Anticamente, ma anche fino a qualche decennio fa, la nonne e massaie puteolane utilizzavano rimedi medicamentosi per alcune patologie "quotidiane" Io ne ho raccolte alcune attraverso la testimonianza di nonna Assuntina, la quale,come diceva lei, era "scurdarella", dimenticava le cose per cui le trascriveva su un quadernetto, che ho trovato in soffitta. Sono "trattamenti fatti con piante, verdure, ortaggi che avevano un buon risultato. Nei tempi passati i nostri antenati per prevenire le malattie o curarle, spesse volte ricorrevano all’uso di alcuni prodotti vegetali che la natura, con l’alternarsi delle stagioni, metteva continuamente a loro disposizione. Altre volte facevano uso di espedienti ed artifici, tramandati dai secoli passati, che spesso rasentavano la superstizione. Si trattava, comunque, di medicine “povere” ma genuine, che i contadini preparavano e usavano sotto forma di tisane, decotti, infusi, ecc.. Erano proprio i contadini, infatti, che, vivendo continuamente a contatto con la natura, avevano modo di osservare il rapporto intercorrente tra piante ed animali. Non a caso, ad esempio, i gatti, quando hanno difficoltà digestive, ricorrono a delle erbe che provocano il vomito. Non ci si deve, quindi, stupire se la gente del luogo racconta di un pastore che un giorno vide una delle sue pecore, ferita ad una gamba, strofinare la piaga contro un cespuglio d'erba i ventu (parietaria). Insospettito del fatto, il pastore raccolse subito qualche rametto della piantina e, dopo averla pestata accuratamente con una pietra, la applicò, sotto forma d’impiastro, sulla ferita dell’animale che, in brevissimo tempo guarì. Ciò stava a significare che la comune erba selvatica poteva essere benissimo impiegata per curare le ferite infette.
Ecco alcuni rimedi
ASCESSO DENTARIO
Lattuga cotta per mal di denti causato da ascessi Per eliminare più velocemente il mal di denti causato da un ascesso dentale che ti fa soffrire e ti ha sfigurato momentaneamente il viso oltre agli antibiotici fai degli impacchi di lattuga cotta, funzionano!
VERRUCHE Un vero toccasana per debellare i fastidiosissimi "porri" che generalmente si formano sulla superficie cutanea del corpo, era quello di trattarli con la normalissima salamoia delle melanzane. Altro rimedio era quello di versare sui porri succo di carrube (sciuscelle) o l’acqua delle melanzane bollite. DIFFICOLTA' RESPIRATORIE
Fumenti di Eucalipto per il raffreddore
i malanni di stagione, tosse, raffreddore, mal di gola, infiammazioni delle vie aeree superiori, e sinusiti, non danno tregua. Per periodi più o meno lunghi siamo costretti a sopportare sintomi fastidiosi, naso che cola, occhi che bruciano, difficoltà a deglutire e un senso di malessere diffuso e generale. Se non si vuole far ricorso ai comuni farmaci e nel contempo alleviare i sintomi da raffreddamento con risultati efficaci e sorprendenti ecco un’antica ricetta che sfrutta le proprietà balsamiche e antisettiche dell’Eucaliptolo, un olio essenziale contenuto nelle foglie dell’Eucalipto, (Eucalyptus globulus), una albero sempreverde originario dell’Australia diffuso anche da noi. Per preparare un benefico fumento contro il raffreddore, il catarro bronchiale, il mal di gola e alcuni tipi di tosse, occorrono le foglie adulte dell’Eucalipto che vengono solitamente raccolte nel periodo giugno- ottobre, periodo in cui le foglie sono ricche di oli aromatici. Le foglie si possono acquistare in erboristeria già essiccate oppure essiccarle in casa dopo la raccolta. L’essiccazione delle foglie è un procedimento molto semplice: si elimina il picciolo e poi si mettono ad essiccare all’aria in un luogo ombroso. Una volta essiccate vanno poi conservate in sacchetti di carta per alimenti riposti in un luogo buio e privo di umidità.
Ingredienti:
- 1 cucchiaio di foglie di Eucalipto
- 1 pentolino di acqua
Preparazione:
Versate l’acqua in un pentolino e fatela bollire. Spegnete il fuoco e aggiungete all’acqua bollente le foglie sminuzzate di Eucalipto. Versate l’acqua in una bacinella, coprite il capo con un asciugamano, per evitare la dispersione degli oli benefici, e aspirate i vapori facendo 1-2 pause. Potete praticare 2 -3 fumenti al giorno di cui uno la sera prima di andare a letto. Per risultati ancora più immediati potete preparare anche un ottimo infuso di Eucalipto.
Un altro rimedio infallibile per la difficoltà di respirazione (dovuta a laringiti, bronchiti o fattori allergici) era quello di spremere mezzo limone in un pentolino con acqua e far bollire il tutto assieme a qualche fetta del frutto. Respirando i vapori che scaturivano dall'ebollizione e, a seconda della gravità del caso, dopo avere ingerito due-tre cucchiai del preparato, si otteneva un rapido senso di benessere. Per il catarro bronchiale e infiammazione dei bronchi, invece, venivano usati i fiori delle violacee. Si preparava uno sciroppo con 100 g di violette fresche, un litro d'acqua bollente, 1.500 g. di zucchero. Versate le violette nell'acqua bollente, dopo dieci-dodici ore il liquido veniva passato con un colino, spremuto bene i fiori per poter trarre la maggiore quantità possibile di succo. Il liquido veniva lasciato nel recipiente per qualche giorno, agitandolo almeno tre volte al giorno per sciogliere lo zucchero. Poi veniva filtrato con l'apposita carta e conservato in bottiglia. Un cucchiaio ogni due ore, arrecava sollievo al sofferente.
CALCOLI RENALI Il decotto di gramigna, lasciato raffreddare all'aperto per tutta la notte e ingerito di buon mattino, oltre a lenire i dolori renali, era anche un ottimo espediente per facilitare l'espulsione dei calcoli. Per i disturbi renali si usava, invece, un infuso di fiori di fico d'India.
DIABETE Per curare il diabete, non conoscendo altro rimedio, soleva sciogliere in bocca tre lupini secchi. Può sembrare strano, ma dicono che funziona. MAL DI TESTA Rimedio efficace contro il mal di testa era quello di applicare sulla fronte un panno bagnato nell'aceto oppure una patata tagliata a fette e legata strettamente con un fazzoletto. PARASSITOSI INTESTINALE Avvolgendo la ruta ben tritata in un panno imbevuto d'acqua e strizzandola ripetutamente, si otteneva un amarissimo sciroppo, di sapore non molto piacevole, che aveva la grande capacità di curare la parassitosi intestinale (i vermi ) Altro rimedio era quello di usare la menta, l’aglio crudo e i lupini bolliti. A piccole dosi stimola la secrezione gastrica, facilita la digestione, elimina la fermentazione. La nonna la usava pure per facilitare la comparsa delle mestruazioni. A dosi elevate provoca, invece, contrazioni uterine e gravi problemi dell’apparato genito-urinario. Il decotto come parassiticida cutaneo contro la scabbia e i pidocchi. Per uso esterno, serviva a migliorare la vista e per combattere i reumatismi. STOMACO E INTESTINO L'infiammazione dell'intestino e dello stomaco si curava con la gramigna e la fumaria, pianta annua, con fiori irregolari e frutto a forma di noce che secerne una sorta di lattice contenente l'acido fumarico, usato per le sue proprietà depurative. I crampi e i dolori allo stomaco e intestino venivano curati con i fiori di arancio essiccati e con la buccia del frutto. Si preparava un mistura con 30 g di scorza d'arancia essiccata (solo la parte gialla) e 100 g di alcool a 80 gradi. La buccia veniva tagliuzzata, essiccata e versata nell'alcool (contenuto in in barattolo, chiuso ermeticamente). Il tutto veniva lasciato in infusione per una quindicina di giorni. Al termine, il liquido veniva filtrato e racchiuso in una bottiglietta munita di tappo a contagocce. Per combattere i crampi e i dolori allo stomaco o dello intestino, si versavano 30 gocce in una tazzina d'acqua calda e leggermente addolcita con miele.
PRESSIONE ALTA Contro la pressione alta veniva preparato un infuso di 30 grammi d'aglio tritato in 100 grammi di alcool puro. La dose consisteva in trenta gocce la mattina, in mezzo bicchiere d'acqua. Altro rimedio era quello di prendere, mattina e sera, un infuso di foglie d'olivo.
URINA - INTOSSICAZIONE - FAR SUDARE La borragine, pianta annua spontanea , ingerita sotto forma di decotto, facilitava l’andar d’urina e la sudorazione. OPPURE Preparare una mistura con le foglie dell'agave: - g 10 di foglie fresche e g 50 d'alcool da frutta a 60 gradi. Lasciare le foglie in infusione per qualche giorno nell'alcool da frutta. Filtrare e somministrare a cucchiaini in dosi che non devono superare mai i 15 grammi al giorno.
MAL DI PANCIA Per alleviare il mal di pancia, oltre alla camomilla, comunemente usata, si ricorreva alla corteccia di quercia bollita in acqua e aggiungendo, a piacere, limone o alloro. Altro espediente era quello di far ricorso ad un infuso ricavato dall'impiego dell’erba di muro (parietaria).
COAGULARE IL SANGUE Per far coagulare il sangue di una ferita, si usavano quei dischetti bianchi, di sostanza cotonata e assorbente, comunemente detti stagnasangue, che si trovano all'interno delle canne in prossimità dei nodi. I calzolai, invece, solevano mettere sulla ferita la polvere del cuoio che si otteneva quando questi veniva raschiato con un frammento di vetro, per levigarlo prima di passare la cera finale.
PUNTURE D'APE Per curare la puntura dell'ape, dopo aver premuto fortemente una moneta metallica sulla parte dolorante, veniva applicato uno spicchio d'aglio macinato. INFIAMMAZIONI CUTANEE Per curare le infiammazioni cutanee o dei muscoli si usava massaggiare la parte malata con una crema a base di albume d'uovo e olio d’oliva. I due ingredienti, dopo essere stati “sbattuti” per qualche minuto, assumevano la sembianza della moderna maionese. L'acetosella ('a citusella) tritata, garantiva, invece, una rapida guarigione delle piaghe cutanee. FORUNCOLI DELLA PELLE Per guarire i foruncoli si usava un po' di pane bollito, o limone oppure foglie del sorbo (‘e sover) Altro modo era quello di tagliare un pomodoro in due, cospargerlo di zucchero e applicarlo sulla parte malata. l fatto pare abbia origine dall’esperienza fatta da un contadino puteolano, assillato da un brutto foruncolo spuntatogli dietro la nuca, che, ingrossandosi, era diventato purulento, causandogli la febbre. Aveva ormai perso le speranze di guarire, quando ricordò di aver visto un giorno curare la ferita di una scrofa, mediante un impacco di pomodori selvatici schiacciati. Vinto dalla disperazione, pensò di sperimentare la cosa sul proprio corpo. Applicò, quindi, sul foruncolo l'impiastro di pomodori selvatici e si salvò.
POLMONITE Per curare la polmonite si ricorreva ai cataplasmi della pianta del lino. I semi del lino venivano pestati con una pietra e l'impiastro ottenuto veniva applicato ben caldo sulle spalle.
USTIONI Le ustioni erano curate spalmando un po' d'olio d'oliva sulla parte bruciata e usando la polvere delle fave essiccate al sole o al forno.
DISTORSIONI Oltre a strofinare la parte dolorante con olio caldo, un rimedio efficace era quello di preparare un impacco con farina e bianco d'uovo. Molte volte si usavano anche gli impacchi di bianco d'uovo e stoppa (oppure farina), che si applicavano sulla parte interessata fasciandola ben bene. MAL D'ORECCHIE Per il mal d'orecchie bastava introdurre nel condotto uditivo, un piccolo batuffolo di cotone imbevuto d'aglio crudo e cipolla cotta.
PER I CAPELLI... Per debellare la fastidiosa forfora cutanea, gli antichi, dopo essersi lavati la testa col sapone che loro stessi facevano in casa, usavano frizionare il cuoio capelluto con abbondante succo di bergamotto. Per rinforzare i capelli, invece, venivano fatte delle frizioni con un infuso di ortica. LA DIGESTIONE Per favorire la digestione veniva preparato un infuso a base di semi di finocchio selvatico e foglie d'alloro. Volendo, si aggiungeva anche qualche goccia di limone. STITICHEZZA La stitichezza, una volta, veniva combattuta con la culupreja, pianta erbosa appartenente alla famiglia delle euforbiacee dalla peculiare azione purgativa. Se la pianta veniva, infatti, raccolta praticando un taglio obliquo verso l’alto, essa procurava il vomito; se, invece, veniva raccolta per mezzo di un taglio obliquo verso il basso, provocava un’incontenibile diarrea. In tutti e due i casi, per fortuna, il malessere aveva breve durata e non c’era molto da preoccuparsi, salvo che… non si abbondasse nella dose. EMORRAGIE INTERNE Le emorragie interne venivano curate col fiore dell'ortica. Anche qui, avvolgendo, le cime tritate della pianta, in un panno imbevuto d'acqua, si strizzavano ripetutamente fino ad ottenere uno sciroppo piuttosto amaro. L'ingestione, a dosi, del preparato garantiva l'arresto dell'emorragia. FUOCO DI S. ANTONIO Oltre alla consueta cura a base di grasso di maiale non salato, il fuoco di S. Antonio veniva curato con patate bollite ben tritate, racchiuse in un panno e poggiate, ancora calde, sulla parte malata. ALLERGIE DELLA PELLE Un bagno in acqua e crusca, per nonna aveva il compito di curare, con successo, buona parte delle allergie della pelle.
ASCESSO GLUTEO Per curare l'ascesso gluteo si usava preparare un impasto ben lavorato di scaglie di sapone fatto in casa e zucchero. Dopo aver coperto la natica dolorante con un panno di lino, su di essa veniva applicato l'impasto e..., ripetendo l'operazione per due-tre volte al giorno, suppurazione e dolore avevano le ore contate. DISTRURBI DEL FEGATO E INTESTINO I disturbi del fegato venivano curati semplicemente con infusi di cicoria oppure mediante un elisir tonico - a base di Aloe -, preparato come segue: - g 10 di foglie di Aloe - g 10 di mirra - g 5 di zafferano - g 15 di rabarbaro - g 10 di acido cloridrico - g 200 di vino dolce o sherry. Tagliuzzate le foglie di Aloe e unitele alla Mirra, allo Zafferano, al Rabarbaro e all'acido cloridrico. Versate il miscuglio in una bottiglia. Aggiungete il vino dolce e agitate a lungo. Lasciatelo macerare per circa 10 giorni. Filtrare il liquido ottenuto e conservatelo in un'altra bottiglia. Bere 50 gocce prima dei pasti principali. Per disfunzioni intestinali, l'elisir va consumato nella dose di un cucchiaino, diluito in un bicchierino d'acqua zuccherata, la mattina a digiuno.
CAPACITA' DELLE PIANTE QUERCIA: le foglie di quercia sono astringenti e si possono utilizzare per preparare un vino medicinale. ORTICA: veniva usata come calmante, decongestionante, astringente e per l'emorroidi. NOCE: i frutti e le foglie essiccate hanno straordinarie proprietà terapeutiche; infatti venivano usati contro l'itterizia e la digestione difficile. MENTA: veniva usata quale tonico, calmante, digestivo e rinfrescante. EUCALIPTO: sotto forma di tinture ed elisir veniva curata l'asma, le affezioni bronchiali, difficoltà di digestione e la febbre persistente. CANNELLA: aggiunta a elisir, tinture e vini combatteva l'influenza, l'anemia, la debolezza, l'atonia gastrica e la cattiva digestione. L'ORIGANO Un infuso di sommità fiorite essiccate (un cucchiaino in una tazza d’acqua bollente, filtrare dopo 10 minuti) è utile dopo pranzo per favorire la digestione, soprattutto per le persone che soffrono di dilatazione di stomaco, ma giova anche ai sofferenti di nefrite, agli ammalati di cistite, e nella fase acuta del raffreddore. Per uso esterno lo stesso infuso può essere usato come gargarismi contro il mal di gola e per bagni caldi che alleviano il dolore ai reni e al ventre, e favoriscono il sonno dei nervosi e dei sofferenti di emicranie e di crisi d’angoscia. Per calmare il mal di denti ottimi risultavano gli sciacqui con acqua di lattuga bollita e origano, che si poggiava per un po’ sulla parte dolorante. IL ROSMARINO Le foglie essiccate e ridotte in polvere, offrono un rimedio consigliato ai sofferenti di fegato (un cucchiaio di polvere prima dei pasti, ingerito con un po’ di liquido). L’infuso (3 cime di rametti freschi, o un piccolo pugno di foglie secche in un litro di acqua bollente; attendere 20 minuti prima di filtrare) un buon calmante del sistema nervoso, concilia il sonno delle persone insonni per stanchezza, calma gli spasmi le palpitazioni, i crampi , la tosse, il vomito. Bevuto prima dei pasti stimola l’appetito. Anticamente le foglie del rosmarino venivano adoperate come ottimo diuretico, disinfettare le ferite, curare esaurimenti fisici, per l'idropsia e per le digestioni difficili.
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