venerdì, 16 marzo 2012

e nonna Assuntina insiste

 

 

ULCERA

Prendere del latte e una patata. Bollire il latte con la patata grattugiata per 10 minuti. Bere l’intruglio tiepido

CONTRO LA PAURA (a trezz i vierm)

Quando si prende un grandissimo spavento, procurarsi due spicchi di aglio, tre foglie di menta e un bicchiere d’acqua. Schiacciare l’aglio e lasciarlo insieme alla menta in un bicchiere sulla finestra per tutta la notte. Al mattino bere l’infuso e mangiare gli spicchi d’aglio.

UNGHIA INCARNITA

Prendere dell’acqua e del sale. Fare un pediluvio ogni quindici minuti in acqua tiepida salata. Ripetere per sei giorni.

MORBILLO

Procurarsi una maglia di colore rosso. Tenere l’ammalato al caldo facendogli indossare una maglia di colore rosso per far avvicinare “al più presto” il morbillo.

CONTRO LA CADUTA DEI CAPELLI

Procurarsi dell’ortica e dell’alcol puro. Macerare per una settimana le foglie d’ortica nell’alcol. Filtrare e fare impacchi sui capelli tre volte la settimana.

TRACHEITE (u mal i gol)

Procurarsi una foglia di mentuccia, del rosmarino e dell’acqua. Bollire la foglia di mentuccia e rosmarno in mezzo litro d’acqua. Bere l’infuso con un cucchiaino di zucchero.

CEFALEA (u mal e capa)

Procurarsi del caffè e del limone. Fare del caffè amaro e versare alcune gocce di limone.

oppure

Procurarsi un panno di lino e del limone. Stringere forte la fronte con un panno di lino in cui sono state disposte fette di limone.

oppure

Procurarsi delle patate e una benda di lino. Sbucciare alcune patate, affettarle e adagiarle sulla fronte stringendo con una benda di lino. Quando si sono intiepidite, voltarle.

oppure

Procurarsi delle foglie d’arancio, di limone e di mandarino. Bollire in acqua alcune foglie d’arancio, di limone e di mandarino. Utilizzare l’infuso per le inalazioni.

oppure

Procurarsi un panno di lino. Raffreddare il panno di lino sul pavimento e adagiarlo sulla testa.

oppure

Procurarsi una tazza ricolma d’acqua. Appoggiare sul capo una tazza piuttosto grande ricolma d’acqua e pronunciare queste parole magiche: “mal di capo, mal di cao, il dlore mi è passato e se non mi passerà, sulla gente ricadrà”. Si getta fuori dalla finestra un piccola quantità di acqua e l’altra si versa in testa al primo che entra in casa

SPASMO ADDOMINALE (u turcimient e panza)

Procurarsi delle foglie di menta, degli spicchi d’aglio e metà limone. Si porta del limone a casa dell’ammalato, si taglia a metà e si introducono dei pezzetti di aglio e menta. Dopo dodici ore, spremere il limone e fare bere il succo all’ammalato.

oppure

Tisana di alloro con del limone

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i rimedi di nonna Assuntina

 

LA” MEDICINA” DI NONNA ASSUNTINA

Anticamente, ma anche fino a qualche decennio fa, la nonne e massaie puteolane utilizzavano rimedi medicamentosi per alcune patologie "quotidiane" Io ne ho raccolte alcune attraverso la testimonianza di nonna Assuntina, la quale,come diceva lei, era "scurdarella", dimenticava le cose per cui le trascriveva su un quadernetto, che ho trovato in soffitta. Sono "trattamenti fatti con piante, verdure, ortaggi che avevano un buon risultato.  Nei tempi passati i nostri antenati per prevenire le malattie o curarle, spesse volte ricorrevano all’uso di alcuni prodotti vegetali che la natura, con l’alternarsi delle stagioni, metteva continuamente a loro disposizione. Altre volte facevano uso di espedienti ed artifici, tramandati dai secoli passati, che spesso rasentavano la superstizione.  Si  trattava, comunque, di medicine “povere” ma genuine, che i contadini preparavano e usavano sotto forma di tisane, decotti, infusi, ecc.. Erano proprio i contadini, infatti, che, vivendo continuamente a contatto con la natura, avevano modo di osservare il rapporto intercorrente tra piante ed animali. Non a caso, ad esempio, i gatti, quando hanno difficoltà digestive, ricorrono a delle erbe che provocano il vomito.
Non ci si deve, quindi, stupire se la gente del luogo racconta di un pastore che un giorno vide una delle sue pecore, ferita ad una gamba, strofinare la piaga contro un cespuglio d'erba i ventu (parietaria). Insospettito del fatto, il pastore raccolse subito qualche rametto della piantina e, dopo averla pestata accuratamente con una pietra, la applicò, sotto forma d’impiastro, sulla ferita dell’animale che, in brevissimo tempo guarì. Ciò stava a significare che la comune erba selvatica poteva essere benissimo impiegata per curare le ferite infette.  
Ecco alcuni rimedi
ASCESSO DENTARIO
Lattuga cotta per mal di denti causato da ascessi
Per eliminare più velocemente il mal di denti causato da un ascesso dentale che ti fa soffrire e ti ha sfigurato momentaneamente il viso oltre agli antibiotici fai degli impacchi di lattuga cotta, funzionano!
VERRUCHE
Un vero toccasana per debellare i fastidiosissimi "porri" che generalmente si formano sulla superficie cutanea del corpo, era quello di trattarli con la normalissima salamoia delle melanzane. Altro rimedio era quello di versare sui porri succo di carrube (sciuscelle) o l’acqua delle melanzane bollite.
 
DIFFICOLTA' RESPIRATORIE

Fumenti di Eucalipto per il raffreddore

 i malanni di stagione, tosse, raffreddore, mal di gola, infiammazioni delle vie aeree superiori, e sinusiti, non danno tregua. Per periodi più o meno lunghi siamo costretti a sopportare sintomi fastidiosi, naso che cola, occhi che bruciano, difficoltà a deglutire e un senso di malessere diffuso e generale. Se non si vuole far ricorso ai comuni farmaci e nel contempo alleviare i sintomi da raffreddamento con risultati efficaci e sorprendenti ecco un’antica ricetta  che sfrutta le proprietà balsamiche e antisettiche dell’Eucaliptolo, un olio essenziale contenuto nelle foglie dell’Eucalipto, (Eucalyptus globulus),  una albero sempreverde originario dell’Australia diffuso anche da noi. Per preparare un benefico fumento contro il raffreddore, il catarro bronchiale, il mal di gola e alcuni tipi di tosse, occorrono le foglie adulte dell’Eucalipto che vengono solitamente raccolte nel periodo giugno- ottobre, periodo in cui le foglie sono ricche di oli aromatici. Le foglie si possono acquistare in erboristeria già essiccate oppure essiccarle in casa dopo la raccolta. L’essiccazione delle foglie è un procedimento molto semplice: si elimina il picciolo e poi si mettono ad essiccare all’aria in un luogo ombroso. Una volta essiccate vanno poi conservate in sacchetti di carta per alimenti riposti in un luogo buio e privo di umidità.

 Ingredienti:

  • 1 cucchiaio di foglie di Eucalipto
  • 1 pentolino di acqua

Preparazione:

Versate l’acqua in un pentolino e fatela bollire. Spegnete il fuoco e aggiungete all’acqua bollente le foglie sminuzzate di Eucalipto. Versate l’acqua in una bacinella, coprite il capo con un asciugamano, per evitare la dispersione degli oli benefici, e aspirate i vapori facendo 1-2 pause. Potete praticare 2 -3 fumenti al giorno di cui uno la sera prima di andare a letto. Per risultati ancora più immediati potete preparare anche un ottimo infuso di Eucalipto.

Un altro rimedio infallibile per la difficoltà di respirazione (dovuta a laringiti, bronchiti o fattori allergici) era quello di spremere mezzo limone in un pentolino con acqua e far bollire il tutto assieme a qualche fetta del frutto. Respirando i vapori che scaturivano dall'ebollizione e, a seconda della gravità del caso, dopo avere ingerito due-tre cucchiai del preparato, si otteneva un rapido senso di benessere.
Per il catarro bronchiale e infiammazione dei bronchi, invece, venivano usati i fiori delle violacee.
Si preparava uno sciroppo con 100 g di violette fresche, un litro d'acqua bollente, 1.500 g. di zucchero.
Versate le violette nell'acqua bollente, dopo dieci-dodici ore il liquido veniva passato con un colino, spremuto  bene i fiori per poter trarre la maggiore quantità possibile di succo.
Il liquido veniva lasciato nel recipiente per qualche giorno, agitandolo almeno tre volte al giorno per sciogliere lo zucchero. Poi veniva filtrato con l'apposita carta e conservato in bottiglia.
Un cucchiaio ogni due ore, arrecava sollievo al sofferente.

CALCOLI RENALI
Il decotto di gramigna, lasciato raffreddare all'aperto per tutta la notte e ingerito di buon mattino, oltre a lenire i dolori renali, era anche un ottimo espediente per facilitare l'espulsione dei calcoli. Per i disturbi renali si usava, invece, un infuso di fiori di fico d'India.

DIABETE
 Per curare il diabete, non conoscendo altro rimedio, soleva  sciogliere in bocca tre lupini secchi. Può sembrare strano, ma dicono che funziona.

MAL DI TESTA
Rimedio efficace contro il mal di testa era quello di applicare sulla fronte un panno bagnato nell'aceto oppure una patata tagliata a fette e legata strettamente con un fazzoletto.

PARASSITOSI INTESTINALE
Avvolgendo la ruta ben tritata in un panno imbevuto d'acqua e strizzandola ripetutamente, si otteneva un amarissimo sciroppo, di sapore non molto piacevole, che aveva la grande capacità di curare la parassitosi intestinale (i vermi ) Altro rimedio era quello di usare la menta, l’aglio crudo e i lupini bolliti.
A piccole dosi stimola la secrezione gastrica, facilita la digestione, elimina la fermentazione. La nonna   la usava pure  per facilitare la comparsa delle mestruazioni. A dosi elevate provoca, invece, contrazioni uterine e gravi problemi dell’apparato genito-urinario. Il decotto come parassiticida cutaneo contro la scabbia e i pidocchi. Per uso esterno, serviva a migliorare la vista e per combattere i reumatismi.

STOMACO E INTESTINO
L'infiammazione dell'intestino e dello stomaco si curava con la gramigna e la fumaria, pianta annua, con fiori irregolari e frutto a forma di noce che secerne una sorta di lattice contenente l'acido fumarico, usato   per le sue proprietà depurative.
I crampi e i dolori allo stomaco e intestino venivano curati con i fiori di arancio essiccati e con la buccia del frutto. Si preparava un mistura con 30 g di scorza d'arancia essiccata (solo la parte gialla) e 100 g di alcool a 80 gradi. La buccia veniva tagliuzzata, essiccata e versata nell'alcool (contenuto in in barattolo, chiuso ermeticamente). Il tutto veniva lasciato in infusione per una quindicina di giorni. Al termine, il liquido veniva filtrato e racchiuso in una bottiglietta munita di tappo a contagocce.
Per combattere i crampi e i dolori allo stomaco o dello intestino, si versavano 30 gocce in una tazzina d'acqua calda e leggermente addolcita con miele.

PRESSIONE ALTA
Contro la pressione alta veniva preparato un infuso di 30 grammi d'aglio tritato in 100 grammi di alcool puro. La dose consisteva in trenta gocce la mattina, in mezzo bicchiere d'acqua. Altro rimedio era quello di prendere, mattina e sera, un infuso di foglie d'olivo.

URINA - INTOSSICAZIONE - FAR SUDARE
La borragine,  pianta annua spontanea , ingerita sotto forma di decotto, facilitava l’andar d’urina e la sudorazione.
OPPURE
Preparare una mistura con le foglie dell'agave:
- g 10 di foglie fresche e g 50 d'alcool da frutta a 60 gradi.
Lasciare le foglie in infusione per qualche giorno nell'alcool da frutta. Filtrare e somministrare a cucchiaini in dosi che non devono superare mai i 15 grammi al giorno.

MAL DI PANCIA
Per alleviare il mal di pancia, oltre alla camomilla, comunemente usata, si ricorreva alla corteccia di quercia bollita in acqua e aggiungendo, a piacere, limone o alloro. Altro espediente era quello di far ricorso ad un infuso ricavato dall'impiego dell’erba di muro (parietaria).

COAGULARE IL SANGUE
Per far coagulare il sangue di una ferita, si usavano quei dischetti bianchi, di sostanza cotonata e assorbente, comunemente detti stagnasangue, che si trovano all'interno delle canne in prossimità dei nodi.  I calzolai, invece, solevano mettere sulla ferita la polvere del cuoio che si otteneva quando questi veniva raschiato con un frammento di vetro, per levigarlo prima di passare la cera finale.

PUNTURE D'APE
Per curare la puntura dell'ape, dopo aver premuto fortemente una moneta metallica sulla parte dolorante, veniva applicato uno spicchio d'aglio macinato.

INFIAMMAZIONI CUTANEE
Per curare le infiammazioni cutanee o dei muscoli si usava massaggiare la parte malata con una crema a base di albume d'uovo e olio d’oliva. I due ingredienti, dopo essere stati “sbattuti” per qualche minuto, assumevano la sembianza della moderna maionese.
 L'acetosella ('a citusella) tritata, garantiva, invece, una rapida guarigione delle piaghe cutanee.
 
FORUNCOLI DELLA PELLE
Per guarire i foruncoli si usava un po' di pane bollito, o limone oppure foglie del sorbo (‘e sover)
Altro modo era quello di tagliare un pomodoro in due, cospargerlo di zucchero e applicarlo sulla parte malata. l fatto pare abbia origine dall’esperienza fatta da un contadino puteolano, assillato da un brutto foruncolo spuntatogli dietro la nuca, che, ingrossandosi, era diventato purulento, causandogli la febbre.
Aveva ormai perso le speranze di guarire, quando ricordò di aver visto un giorno curare la ferita di una scrofa, mediante un impacco di pomodori selvatici schiacciati. Vinto dalla disperazione, pensò di sperimentare la cosa sul proprio corpo. Applicò, quindi, sul foruncolo l'impiastro di pomodori selvatici e si salvò.  


POLMONITE
Per curare la polmonite si ricorreva ai cataplasmi della pianta del lino. I semi del lino venivano pestati con una pietra e l'impiastro ottenuto veniva applicato ben caldo sulle spalle.

USTIONI
Le ustioni erano curate spalmando un po' d'olio d'oliva sulla parte bruciata e usando la polvere delle fave essiccate al sole o al forno.

DISTORSIONI
Oltre a strofinare la parte dolorante con olio caldo, un rimedio efficace era quello di preparare un impacco con farina e bianco d'uovo. Molte volte si usavano anche gli impacchi di bianco d'uovo e stoppa (oppure farina), che si applicavano sulla parte interessata fasciandola ben bene.

MAL D'ORECCHIE
Per il mal d'orecchie bastava introdurre nel condotto uditivo, un piccolo batuffolo di cotone imbevuto d'aglio crudo e cipolla cotta.

PER I CAPELLI...
Per debellare la fastidiosa forfora cutanea, gli antichi, dopo essersi lavati la testa col sapone che loro stessi facevano in casa, usavano frizionare il cuoio capelluto con abbondante succo di bergamotto.
Per rinforzare i capelli, invece, venivano fatte delle frizioni con un infuso di ortica.

LA DIGESTIONE
Per favorire la digestione veniva preparato un infuso a base di semi di finocchio selvatico e foglie d'alloro. Volendo, si aggiungeva anche qualche goccia di limone.

STITICHEZZA
La stitichezza, una volta, veniva combattuta con la culupreja, pianta erbosa appartenente alla famiglia delle euforbiacee dalla peculiare azione purgativa.
Se la pianta veniva, infatti, raccolta praticando un taglio obliquo verso l’alto, essa procurava il vomito; se, invece, veniva raccolta per mezzo di un taglio obliquo verso il basso, provocava un’incontenibile diarrea. In tutti e due i casi, per fortuna, il malessere aveva breve durata e non c’era molto da preoccuparsi, salvo che… non si abbondasse nella dose.

 EMORRAGIE INTERNE
Le emorragie interne venivano curate col fiore dell'ortica. Anche qui, avvolgendo, le cime tritate della pianta, in un panno imbevuto d'acqua, si strizzavano ripetutamente fino ad ottenere uno sciroppo piuttosto amaro. L'ingestione, a dosi, del preparato garantiva l'arresto dell'emorragia.

FUOCO DI S. ANTONIO
Oltre alla consueta cura a base di grasso di maiale non salato, il fuoco di S. Antonio veniva curato con patate bollite ben tritate, racchiuse in un panno e poggiate, ancora calde, sulla parte malata.

ALLERGIE DELLA PELLE
Un bagno in acqua e  crusca, per nonna   aveva il compito di curare, con successo, buona parte delle allergie della pelle.

ASCESSO GLUTEO
Per curare l'ascesso gluteo   si usava preparare un impasto ben lavorato di scaglie di sapone fatto in casa e zucchero. Dopo aver coperto la natica dolorante con un panno di lino, su di essa veniva applicato l'impasto e..., ripetendo l'operazione per due-tre volte al giorno, suppurazione e dolore avevano le ore contate.

DISTRURBI DEL FEGATO E INTESTINO
I disturbi del fegato venivano curati semplicemente con infusi di cicoria oppure mediante un elisir tonico - a base di Aloe -, preparato come segue:

- g 10 di foglie di Aloe

- g 10 di mirra

- g 5 di zafferano

- g 15 di rabarbaro

- g 10 di acido cloridrico

- g 200 di vino dolce o sherry.

Tagliuzzate le foglie di Aloe e unitele alla Mirra, allo Zafferano, al Rabarbaro e all'acido cloridrico.
Versate il miscuglio in una bottiglia. Aggiungete il vino dolce e agitate a lungo. Lasciatelo macerare per circa 10 giorni. Filtrare il liquido ottenuto e conservatelo in un'altra bottiglia. Bere 50 gocce prima dei pasti principali. Per disfunzioni intestinali, l'elisir va consumato nella dose di un cucchiaino, diluito in un bicchierino d'acqua zuccherata, la mattina a digiuno.

CAPACITA' DELLE PIANTE
QUERCIA: le foglie di quercia sono astringenti e si possono utilizzare per preparare un vino medicinale.
ORTICA: veniva usata come calmante, decongestionante, astringente e per l'emorroidi.
NOCE: i frutti e le foglie essiccate hanno straordinarie proprietà terapeutiche; infatti venivano usati contro l'itterizia e la digestione difficile.
MENTA: veniva usata quale tonico, calmante, digestivo e rinfrescante.
EUCALIPTO: sotto forma di tinture ed elisir veniva curata l'asma, le affezioni bronchiali, difficoltà di digestione e la febbre persistente.
CANNELLA: aggiunta a elisir, tinture e vini combatteva l'influenza, l'anemia, la debolezza, l'atonia gastrica e la cattiva digestione.
L'ORIGANO Un infuso di sommità fiorite essiccate (un cucchiaino in una tazza d’acqua bollente, filtrare dopo 10 minuti) è utile dopo pranzo per favorire la digestione, soprattutto per le persone che soffrono di dilatazione di stomaco, ma giova anche ai sofferenti di nefrite, agli ammalati di cistite, e nella fase acuta del raffreddore. Per uso esterno lo stesso infuso può essere usato come gargarismi contro il mal di gola e per bagni caldi che alleviano il dolore ai reni e al ventre, e favoriscono il sonno dei nervosi e dei sofferenti di emicranie e di crisi d’angoscia. Per calmare il mal di denti ottimi risultavano gli sciacqui con acqua di lattuga bollita e origano, che si poggiava per un po’ sulla parte dolorante.
IL ROSMARINO  Le foglie essiccate e ridotte in polvere, offrono un rimedio consigliato ai sofferenti di fegato (un cucchiaio di polvere prima dei pasti, ingerito con un po’ di liquido). L’infuso (3 cime di rametti freschi, o un piccolo pugno di foglie secche in un litro di acqua bollente; attendere 20 minuti prima di filtrare) un buon calmante del sistema nervoso, concilia il sonno delle persone insonni per stanchezza, calma gli spasmi le palpitazioni, i crampi , la tosse, il vomito. Bevuto prima dei pasti stimola l’appetito. Anticamente le foglie del rosmarino venivano adoperate come ottimo diuretico, disinfettare le ferite, curare esaurimenti fisici, per l'idropsia e per le digestioni difficili.

E... ANCORA

GENGIVITE: veniva curata ricorrendo a sciacqui con un decotto di malva, oppuresciacqui con bicarbonato
GELONI: Per curare i geloni   si ricorreva ad un pediluvio in una bacinella d'acqua, dentro la quale si fa-cevano bollire delle foglie di ortica.
MAL DI GOLA: per curare il mal di gola venivano fatti dei gargarismi con un infuso d'acqua, sale e limone oppure aceto e salvia.
CREMA DI BELLEZZA: sembrerà strano, ma la polpa del cetriolo, anticamente era usata dalla donne come crema di bellezza.
PER FAR DORMIRE I BAMBINI: per far dormire i bambini si faceva loro succhiare ‘a bambulella, sorta di ciuccetto improvvisato con un lembo di tela di lino dentro cui venivano inseriti dei semi di papavero.
FAR RITORNARE LA VOCE: secondo un'antica ricetta,  basterebbero tre pere bollite con l'aggiunta di 50 g. di miele.
REUMATISMI: molto spesso si usava un impiastro di  ortica  bollita.


 


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mercoledì, 29 febbraio 2012

Sulle zeppole di san giuseppe

Conosci cio' che mangi:

Questo dolce pare abbia origini davvero molto antiche. Intorno al 500 a.C. si celebravano infatti a Roma le Liberalia che erano le feste delle divinità dispensatrici del ‘"ino e del grano" nel giorno del 17 marzo. In onore di Sileno, si bevevano fiumi di vino addizionato di miele e spezie e si friggevano nello strutto bollente profumatissime frittelle di frumento.
Attualmente a San Giuseppe, che si festeggia solo due giorni dopo (19 marzo), diventano protagoniste le discendenti di quelle storiche frittelle: le zeppole di S.Giuseppe.

Nella sua versione attuale, la zeppola di S.Giuseppe nasce come dolce conventuale: secondo alcuni nel convento di S.Gregorio Armeno, secondo altri in quello di Santa Patrizia. La prima ricetta della zeppola di San Giuseppe messa su carta risale al 1837, ad opera del celebre gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino.

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martedì, 31 gennaio 2012

'o munaciello

l munaciello o monaciello ([mʊnaˈʧjɛlːɘ], "piccolo monaco" in napoletano) è uno spiritello leggendario del folclore napoletano; è di solito rappresentato come un ragazzino deforme o una persona di bassa statura, abbigliato con un saio e fibbie argentate sulle scarpe.
Il munaciello si manifesterebbe sia come spiritello benefico sia come spiritello dispettoso; un proverbio napoletano recita:
(NAP)
« ‘o munaciello: a chi arricchisce e a chi appezzentisce »
(IT)
« ilSecondo la tradizione, non sembra che si conosca con precisione il luogo in cui abita il munaciello, ma ragionevolmente si suppone che dimori tra le rovine di alcune di queste abbazie e monasteri che si trovano tra le colline che circondano la zona di Napoli. munaciello o arricchisce o manda in miseria »
La leggenda popolare vuole che uno dei vari rifugi del munaciello si trovi a Marina del Cantone, nella torre di Montalto, località di Sant'Agata sui Due Golfi (Massa Lubrense)
È un esperto delle vie sotterranee di Napoli e le attraversa per frequentare vecchi palazzi, causando diverse seccature. Si dice che Villa Gallo sia una delle case infestate da questa creatura.
Il munaciello tenderebbe ad esprimersi, nei confronti degli abitanti della casa dove si appalesa, con tipiche manifestazioni:
di simpatia (lasciando monete e soldi nascosti dentro l'abitazione, oppure facendo scherzi innocui che possono essere trasformati in numeri da giocare al lotto);
di antipatia (nascondendo oggetti, rompendo piatti e altre stoviglie, soffiando nelle orecchie dei dormienti);
di apprezzamento (sfiorando con palpeggiamenti le belle donne).
In nessuno dei tre casi suddetti bisogna però rivelarne la presenza: secondo il folklore napoletano, possono capitare disgrazie e sfortuna a chi rivela una visita del munaciello. Ci si può propiziare questo benefico spiritello domestico con il cibo, nella speranza di vedere trasformato il cibo in oro; ma non ci si deve vantare di tali doni soprannaturali, altrimenti svaniscono così come sono apparsi.
Quando il munaciello si manifestasse di persona, pare che appaia alle persone sempre nel cuore della notte, ma solo a coloro che sono nel più estremo bisogno, dopo che abbiano fatto tutto ciò che è possibile fare per alleviare l'angoscia che si è abbattuta su di loro e dopo che tutto ciò che è umanamente possibile abbia fallito. Lui senza parlare farebbe cenno di seguirlo; chi ha il coraggio di farlo verrebbe portato in qualche posto dove è nascosto un tesoro. Il munaciello non porrebbe nessuna condizione per il suo utilizzo, non richiederebbe alcuna promessa di rimborso, non esigerebbe né dazio né servizio in cambio. Non si sa se questi tesori siano i frutti di guadagni illeciti o i frutti del lavoro industrioso, messi da parte per le occasioni d'amore e di carità.
Si dice che in molti abbiano fatto improvvisamente fortuna grazie al suo intervento e quindi, quando qualcuno ha avuto un arricchimento improvviso, si dice "Forse avrà il munaciello in casa". Si dice anche che il tesoro portato in dono dal munaciello sia appropriato per le esigenze di chi l'ha ricevuto

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venerdì, 27 gennaio 2012

'e mazziate

“Femmene, cane e baccalà, p’essere bbone s’anna mazzià”. La necessità di “mazziare”, di percuotere con una mazza il proprio cane e/o la propria moglie, per ottenerne il massimo in termini di rettitudine e di obbedienza: per renderli malleabili, nelle case napoletane si applica ad un terzo soggetto, non meno importante: il baccalà. A Napoli quel che è bello (sole, cielo e mare) non costa niente. E quello che costa (poco o) niente, è bello. E buono. Un esempio: il baccalà. Per il basso prezzo, il baccalà e lo stoccafisso: due eredi del merluzzo che hanno superato il maestro, erano un tempo considerati “il pesce dei poveri”. Un po’ come il pesce azzurro.Che fosse per amore autentico, o semplicemente per la capacità di amare quel che ci si può permettere (uno dei segreti della felicità), di baccalà a Napoli se ne mangiava davvero tanto, e tutto l’anno; dunque non solo a Natale. Poi il consumo si ridusse del 70%, a favore della carne, status symbol di un raggiunto - o desiderato: dunque, in entrambi i casi, da ostentare - benessere.Baccalà e stock sono recentemente tornati a galla: la moderna scienza dell’alimentazione ha conferito dignità ad un comportamento alimentare che i napoletani avevano adottato per necessità. Il risultato del match con la carne, che sembrava perduto, si è infatti praticamente ribaltato: pari per le proteine (18% per tutt’e due), lieve vantaggio del baccalà per gli zuccheri (ne contiene di meno), e nuovo pari per quanto riguarda i grassi (0,3% per tutti e due). Ma quest’ultimo è un pareggio fittizio: i grassi del baccalà non sono gli stessi della carne. Il merluzzo contiene infatti dei “grassi insaturi”: i famosi omega 3, detti anche “grassi buoni”, perché ripuliscono le arterie.A Napoli il baccalà è insomma di casa. Di insegne che recitano “baccalari” è tuttora piena la città. I napoletani (tutti i campani, per la precisione) sono i più forti consumatori di baccalà d’Italia; paese tra i maggiori consumatori nel mondo.A conferma della passione dei napoletani per il baccalà, che dura tutto l’anno, con un picco significativo a Natale, le più grandi aziende italiane di importazione e di conservazione del baccalà si trovano in Campania, alle pendici del Vesuvio (Somma Vesuviana).La storia dell’amore tra Napoli e il baccalà risale almeno al 1500. E ancora una volta, si vede come i napoletani siano un popolo capace di trovare soluzioni. A quel tempo, la Chiesa della controriforma imponeva di “mangiar magro”: aveva cioè proibito il consumo di carne nei giorni comandati.Di conseguenza, la domanda di pesce era molto cresciuta, ed esigeva una risposta che il pesce locale non era in grado di dare. Se a questo si aggiunge che intorno a Napoli, grazie alle sorgenti del fiume Sebèto, c’era acqua in abbondanza per dissalare il baccalà, e -al contrario - per reidratare lo stoccafisso, si capisce come ricorrere ai figli del merluzzo sia stato un bel modo di cavarsela.Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e sopra stoccafisso e baccalà, che entrano oggi in molte raffinate ricette della cucina napoletana. In loro onore è nata addirittura un centro studi: l’”Accademia dello Stoccafisso Reale di Norvegia”, che si propone - per statuto- di informare i consumatori delle grandi qualità dello stoccafisso, e di riportare alla luce le antiche ricette che lo prevedevano: la preparazione della coda (un segreto della cucina flegrea), e la pancetta di stoccafisso con patate. Senza dimenticare i tanti modi di cucinare il coroniello, la pancia dello stoccafisso tagliata a quadrati, unanimemente considerata la sua parte migliore.Quanto al baccalà, a Napoli è molto richiesto il mussillo: il filetto di baccalà, la parte dorsale del merluzzo. Il termine “mussillo” dipende dal fatto che il baccalà così lavorato assume l’aspetto di un piccolo “musso” (muso): dà l’idea di due labbra sottili.Ad onte dell’ottima opinione che i napoletani (e i campani in genere) hanno del baccalà, sviluppata così “a naso”, (a nasello) anche per via dell’intenso odore che sprigiona, se a Napoli dovessero darvi del baccalà, accettatelo con piacere solo se è in un piatto: se invece vi viene detto, sappiate che non è un complimento.“I’ che baccalà!” si esclama quando si incontra un individuo imbranato, ingessato, privo di spontaneità e di verve: qualità che a Napoli avercele è normale, esserne privi un delitto.Il “baccalà”, dove lo metti, là lo trovi: è privo di guizzi, e di spirito d’iniziativa. Una caratteristica psicologica che non piace a nessuno, anche se tutto sommato andrebbe apprezzata: il “baccalà” è in fondo un tipo affidabile, dal quale non ci si devono aspettare dei colpi di testa, o dei voltafaccia. Proprio come il baccalà da cui prende il nome: un alimento su cui si può contare sempre, perché si conserva a lungo, e non si deteriora. Un cibo che magari non riserverà particolari sorprese positive, ma nemmeno negative. Siamo d’accordo: non è particolarmente pregiato, non ha un bel profumo, ma sul baccalà (e su di un “baccalà”) si può sempre contare.

13:17 Scritto da: santapanza in antiche dicerie | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook